Il percorso di Giulia

Un esempio concreto: Il caso di Giulia!

Assunzione

Giulia è diplomata in odontotecnica e possiede già nozioni sui denti e sulle strutture limitrofe e conosce bene le procedure odontoiatriche nel settore protesico. Due anni di stage presso un laboratorio odontotecnico non sono una cosa da poco.

Giulia non ha (ancora) l’attestato regionale da ASO, tuttavia è stata assunta ugualmente, non solo per la qualifica da odontotecnico, ma soprattutto per una riga “killer” sul suo Curriculum Vitae, qualcosa che aveva scritto quasi per caso ma che per me ha fatto una grossa differenza.
Giulia infatti è stata rappresentante di classe per due anni consecutivi, cioè aveva la fiducia dei suoi compagni di classe e non ha avuto problemi ad assumersi responsabilità e un carico di lavoro superiore agli altri.

Sono sicuro che anche nella tua storia esistano delle esperienze che, valorizzate bene ne curriculum o nel colloquio, possano aiutarti a venire assunta.

La formazione che conta

Quando si incontra una persona di fiducia, la formazione si può fare direttamente in studio e, facendo il paragone con il corso obbligatorio che sta frequentando, ne usciamo abbastanza bene 🙂 Lo stesso percorso che abbiamo fatto -e che non si esaurirà mai- è il materiale che pubblicheremo qui su asoincarriera.it  in modo da aiutarti sia a trovare lavoro, sia a diventare la migliore assistente di studio odontoiatrico possibile.

Con l’obbligatorietà del corso temo che verranno date per scontate diverse nozioni e una delle difficoltà di Giulia è capire quali sono le cose pratiche importanti da sapere subito e quali sono le competenze che… hanno un impatto pratico minore.

Un’idea -brillante- di Giulia è stata quella di fotografare i kit, i cassetti e il materiale che si usa per le procedure, in modo da averle come riferimento e potersele studiare a casa. Questo è l’ atteggiamento giusto che invoglia il titolare di studio ad investire nella formazione dell’assistente.

Teoria e Pratica

La formazione in studio ha un vantaggio: parte dal lavoro, da quello che serve davvero.
Lo svantaggio è che l’attività lavorativa impedisca di approfondire la teoria o di fare esercizio su una singola mansione in modo strutturato e con la dovuta calma. Con Giulia, visto l’impegno che mette in quello che fa, ogni tanto interrompiamo l’attività lavorativa alla poltrona per fare esercizio insieme, perfezionare le tecniche e imparare i “trucchi” del mestiere.

La collaborazione crea un clima positivo in cui è facile far nascere altre attività, come per esempio la comunicazione e il marketing, utili per lo studio e stimolanti per la creatività, che a loro volta richiedono altre competenze.
Fare video e montarli ad esempio (stiamo imparando insieme queste cose), configurare un sito web, una mailing list, ecc.

Fine pena mai

L’attività di formazione e aggiornamento non dovrebbe finire mai, sia per l’obbligo morale di offrire il miglior servizio possibile ai pazienti, sia per evitare la noia o la fatica del lavoro che non sono causate dai nostri orari difficili, ma dalla ripetizione di gesti sempre uguali.

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